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Non sforzo – Quinto pilastro

Non sforzo - Mindfulness Sardegna

La maggior parte della nostra energia e del nostro¬†sforzo si verifica¬†nel tentativo di raggiungere¬†uno scopo. Vogliamo ottenere qualcosa, vogliamo andare da qualche parte. Mi viene in mente una barzelletta.¬†Un uomo entra di corsa in un bar, tutto affannato e con¬†calma chiede “Una camomilla per favore…”. “PRESTOOOOO !!!” Ci riconosciamo in questo atteggiamento?¬†Con il pilastro del non sforzo iniziamo a coltivare una disposizione¬†molto diversa da quello comune alla nostra mente: quello di abbandonare ogni tentativo di rendere le cose diverse¬†da come sono.

Dall’urgenza all’esperienza

Ciò può apparire ad un primo momento un tentativo pericoloso, sbagliato, assurdo o inutile, oppure perfetto, giusto. Fermiamoci un attimo a considerare i nostri giudizi che probabilmente la nostra mente sta già emettendo. Quali sono? Sono partiti automaticamente? Proviamo a considerare che noi non siamo obbligati a sostenere quei giudizi, che abbiamo la possibilità di comprendere con la nostra esperienza diretta se qualcosa ci è utile oppure no. Ci tengo a sottolineare questo punto perché la maggior parte delle persone vive un senso molto forte di urgenza rispetto ai propri desideri e obiettivi. Ciò si accompagna al credere che senza questi desideri, e le speranze ad esse collegate, la nostra vita crollerebbe, diverrebbe inutile o disperata.

Per aiutarci a comprendere possiamo partire dalla pratica di consapevolezza.¬†Una volta che la nostra mente √® disposta ad ascoltare pienamente il momento presente, questo pilastro ci permette di sperimentare che qualsiasi cosa stiamo cercando di raggiungere¬†essa non √® altro che un desiderio che la nostra mente sta creando nel momento presente. Per esempio pensando “sii pi√Ļ rilassato”, “dovresti essere pi√Ļ concentrato”, “non dovrei avere ansia” stiamo creando il desiderio di avere esperienze diverse.¬†Con la pratica¬†di¬†Mindfulness possiamo notare¬†che tutti i nostri desideri¬†esistono solo nel presente, e che possiamo scegliere di coltivarli oppure di non farlo. Disponendoci ad abbandonare i nostri desideri all’inizio potremmo credere che stiamo perdendo qualcosa di importante. Tuttavia, come un vetro appannato che viene pulito, meno spinta a cambiare il presente abbiamo e pi√Ļ notiamo che ogni esperienza, evento, sensazione o pensiero √® gi√† qui, ora, con noi. Non √® altrove, nel futuro. Togliendo lo sforzo la nostra esperienza non si annulla, ma compaiono altri esperienze.

Un nuovo sapore

Se ci lasciamo andare¬†a ci√≤ che gi√† c’√® nel presente,¬†quello sforzo che stavamo facendo cade, si scioglie, scompare, e un nuovo sapore dell’esperienza si esprime.¬†√ą il sapore di percepire le cose cos√¨ come sono, come sono sempre state anche quando le coprivamo con le immagini della nostra mente desiderante. Pu√≤ essere¬†descritto come il gusto di essere veramente vivi in questo momento.

Questa consapevolezza libera dalle aspettative, coltivata con la pazienza e la pratica regolare, attua comunque¬†un movimento nella nostra vita personale.¬†√ą¬†come un fiume: puoi¬†costruirci una diga e allora ristagner√†, oppure puoi lasciarlo scorrere e si muover√† da solo, senza un obiettivo premeditato. Perci√≤ coltivare il non sforzo non significa che la nostra vita diventer√† fossilizzata, immobile, anzi acquisir√† un movimento pi√Ļ spontaneo, fluido, naturale, libero. Siamo noi stessi che ci accordiamo allo scorrere della vita.

“La meditazione √® non fare. Non ha altro scopo che quello di permetterti di essere te stessa. L’ironia √® che lo sei gi√†! Sembra un paradosso e una follia: ma questo paradosso pu√≤ indicarti un nuovo modo di rapportarti a te stessa, un modo in cui il cercare di arrivare da qualche parte lascia sempre pi√Ļ il posto al semplice essere.”

Jon Kabat-Zinn

Gianluca Ostuni
Gianluca Ostuni
Psicologo, Insegnante MBSR qualificato presso il Center for Mindfulness UMass (fondato da Jon Kabat-Zinn), Insegnante di Mindfulness Psicosomatica.

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