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Un maestro alla ricerca del suo discepolo - Thich Nhat Hanh - Mindfulness Sardegna

“Ho iniziato a cercarti, figlio mio,
quando i fiumi e le montagne erano ancora nell’oscurità.

Ti ho cercato quando eri ancora in un profondo sonno,
nonostante più e più volte l’eco della conchiglia
si sia diffuso nelle dieci direzioni.

Senza lasciare la nostra antica montagna
ho scrutato terre lontane
e riconosciuto le tue orme
in tanti sentieri diversi.

Dove stai andando figlio mio?

Ci sono stati momenti in cui è scesa la nebbia
ed ha ricoperto i villaggi remoti,
tuttavia tu continuavi a vagare in quelle terre lontane.

Ho chiamato il tuo nome con ogni respiro,
confidando che sebbene tu avessi smarrito la strada
alla fine avresti ritrovato una via per tornare da me.

Qualche volta mi manifesto proprio sul sentiero che stai percorrendo,
ma tu ancora mi guardi come fossi un estraneo.
Non riesci vedere la connessione tra noi due, nelle vite passate.
Non puoi ricordarti l’antica promessa che hai fatto.
Non mi hai riconosciuto perché la tua mente è intrappolata nelle immagini
di un remoto futuro.

In vite precedenti, spesso hai preso la mia mano
e abbiamo camminato insieme con gioia.
Siamo rimasti seduti insieme a lungo, ai piedi dei vecchi pini,
restando in silenzio per ore, uno accanto all’altro,
ad ascoltare il suono del vento che dolcemente ci chiamava
e contemplando le nuvole bianche galleggiare lassù.

Hai raccolto e dato a me la prima foglia d’autunno
e io ti ho preso e ti ho fatto attraversare la foresta piena di neve.
Ma ovunque andremo, torneremo sempre alla nostra vecchia montagna
per essere più vicini alla luna e alle stelle,
per invitare ogni mattina la grande campana a suonare,
per aiutare gli esseri umani a risvegliarsi.

Ci siamo seduti in pace sulla montagna An Tu
con il maestro della foresta dei grandi bambù
mentre accanto a noi gli alberi di frangipani fiorivano.

Abbiamo preso barche e aiutato i boat-people che stavano affogando.
Abbiamo aiutato il maestro Van Hanh a progettare la capitale Thang Long
Abbiamo costruito insieme una capanna di paglia
e steso la rete per aiutare la monaca Trac Tuyen When a non affogare!
Il suono della marea sulla riva del fiume Tien Duong era assordante.

Insieme abbiamo aperto la strada e camminato nello spazio oltre lo spazio,
dopo molti anni di lavoro per strappare a pezzi la rete del tempo.

Abbiamo salvato la luce di stelle cadenti
e ne abbiamo fatto una torcia per aiutare quelli che vogliono tornare a casa,
dopo decenni passati a vagabondare in posti lontani.

Ma ci sono state volte in cui il seme del vagabondo
dentro di te è tornato a vivere.
Hai lasciato il tuo insegnante, i tuoi fratelli e sorelle.

Solo, stai andando …

Guardo a te con compassione,
so che questa non è una vera separazione
(perché io sono già presente in ogni cellula del tuo corpo).
Forse hai solo bisogno di giocare ancora una volta al figliol prodigo.

Per questo ho promesso che dovrò essere li per te
ogni volta che sarai in pericolo.

Qualche volta ti sei disteso incosciente
nella sabbia calda dei deserti di frontiera.
Mi sono manifestato come nuvola per portarti una fresca ombra.
Più tardi, nella notte, la nuvola è diventata rugiada
e il suo nettare compassionevole è sceso, goccia a goccia, a dissetarti.

A volte ti siedi in un profondo abisso di oscurità,
completamente estraniato dalla tua vera casa.
Mi sono manifestato come una lunga scala
e sono sceso dolcemente verso di te
in modo che tu potessi salire alla luce
e riscoprire il blu del cielo e i suoni del ruscello e degli uccelli.

Qualche volta ti ho riconosciuto a Birmingham,
nel distretto di Do Linh o nella Nuova Inghilterra.
Qualche volta ti ho incontrato a Hang Chou, Xiamen o Shanghai.
Qualche volta ti ho trovato a San Pietroburgo o a Berlino Est.
Qualche volta, benché tu avessi solo 5 anni, ti ho visto e riconosciuto,
perché tu portavi nel tuo tenero cuore il seme di bodhichitta.

Ogni volta che ti ho visto ho alzato le mani
e ti ho fatto dei segnali,
sia che tu fossi in Bac Ninh, Sigon o a Thuan An Seaport.

Qualche volta tu eri la luna piena dorata,
sospesa sopra la cima del monte Kin Son,
o un piccolo uccello che volava nella foresta Dai Lao
durante una notte di inverno.

Spesso ti ho visto,
ma tu non hai visto me,
mentre camminavi nella nebbia della sera con i vestiti inzuppati.

Ma alla fine sei sempre tornato a casa.
Sei tornato a casa sulla nostra vecchia montagna, ti sei seduto ai miei piedi,
ad ascoltare il richiamo degli uccelli, le grida delle scimmie
e il canto del mattino che riecheggiava dalla sala del Buddha.

Sei tornato a me determinato a non vagabondare più.

Questa mattina gli uccelli della montagna, gioiosamente
salutano il sole splendente.
Lo sai, figlio, che la bianca nuvola è ancora lì
che galleggia nella volta del cielo?
Dove sei ora? L’antica montagna è ancora lì
in questo posto del momento presente,
Anche l’onda dalla bianca cresta vuole andare nell’altra direzione.

Guarda ancora, mi vedrai in te e in ogni germoglio di foglia e di fiore.
Se chiami il mio nome, mi vedrai subito.

Dove stai andando?
I vecchi alberi di frangipani stanno offrendo la fragranza dei loro fiori questa mattina.
Tu ed io non siamo mai stati veramente separati.

La primavera è arrivata.
I pini hanno messo dei nuovi brillanti aghi verdi
e, al margine della foresta, i pruni selvatici
sono esplosi in fiore.”

Thich Nhat Hanh

Gianluca Ostuni
Gianluca Ostuni
Psicologo, Insegnante MBSR qualificato presso il Center for Mindfulness UMass (fondato da Jon Kabat-Zinn), Insegnante di Mindfulness Psicosomatica.

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