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La voce della consapevolezza e quella della mente

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Raramente ci accorgiamo di quanto raccontiamo la vita invece di viverla. Noi viviamo e, allo stesso tempo, è come se avessimo un televisore acceso dentro la testa che ci dice cosa è giusto e sbagliato, cosa fare o non fare, cosa sono le cose, come dovremmo vivere, come sarà il futuro e cosa è accaduto in passato, senza posa. Questo continuo raccontare della mente ha un difetto: quello di costruisce una distanza tra noi e la nostra esperienza diretta della vita.

Il problema infatti non sono i pensieri: il problema è quando i pensieri nascono da questa distanza dalla nostra esperienza. Questa distanza permette al nostro pilota automatico, o default mode network, di funzionare senza interruzioni. Spesso è il terreno su cui si genera l’autocritica, il proliferare dello sfruttamento di se stessi in vista di obiettivi interessanti, la riduzione degli aspetti percettivi.

Permette la perdita dell’empatia e in generale diminuisce la percezione dei sentimenti di tenerezza e riduce l’intimità: sono esperienze infatti che richiedono il contatto. Il parlare della mente richiede almeno un po’ di distanza.

Quasi sempre ci porta via dal contattare profondamente noi stessi, rendendoci smarriti quando ci chiediamo “dove sto andando nella mia vita?”, “qual è il senso del mio vivere?”. Non possiamo conoscere noi stessi se stiamo distanti dalla vita in questo momento, proprio dove siamo. Proprio perché possiamo pensare su noi stessi il pensiero non è ciò che siamo.

Immergerci nella consapevolezza

Possiamo allora comprendere che per contattare la nostra vita dobbiamo, con coraggio, sensibilità e apertura, contattarci qui e ora. L’unica funzione che ci permette questo è la coscienza, ciò che ci permette di avere questa esperienza nel momento presente.

Questo ci permetterà di immergerci nella nostra vita, di tuffarci nelle sensazioni corporee, visive, uditive, di ascoltare le mente ed i suoi pensieri da una prospettiva più ampia, di scoprire le emozioni senza farcene dominare. Infine, la coscienza può diventare chiaramente il centro di gravità permanente del nostro essere, arricchendo enormemente la qualità della vita.

Sviluppando la mindfulness saremo in grado di comprendere cosa la consapevolezza suggerisce di fare, comunicare, pensare. Sarà evidente quindi l’emergere della voce della consapevolezza, che come un albero sano metterà radici e ci sosterrà, se continueremo a prendercene cura, in ogni attimo.

L’impiego delle parole giuste è una funzione energetica perché è una funzione della coscienza. È la consapevolezza dell’esatta corrispondenza fra una parola (o una frase) e una sensazione, fra un’idea e un sentimento. Quando le parole sono connesse, o combaciano con le sensazioni, il flusso energetico che ne risulta fa aumentare lo stato di eccitazione della mente e del corpo espandendo la consapevolezza e migliorando la messa a fuoco.
Alexander Lowen

Gianluca Ostuni
Gianluca Ostuni
Psicologo, Insegnante MBSR qualificato presso il Center for Mindfulness UMass (fondato da Jon Kabat-Zinn), Insegnante di Mindfulness Psicosomatica.

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