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Originalità e imitazione dell’essere

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Sono molto ispirato oggi. Ho appena terminato una sessione online con una paziente che vive all’estero. Il tema del nostro incontro era sul come posso capire il lavoro che che voglio fare nel futuro; quello che accadeva era come un ping-pong fra l’altra che chiedeva a me cosa poteva fare ed io che la ricordavo di tornare a se stessa. Era in gioco qualcosa di più importante di un lavoro psicologico, era in ballo la possibilità di rinforzare la nostra tendenza ad assorbire dagli altri “il chi sono” oppure il farlo emergere in modo creativo da noi stessi. Ma cos’è l’originalità?

Maschere

Partiamo da una domanda su noi stessi: quante volte salutiamo qualcuno o chiediamo “come stai?” senza veramente ascoltare l’altro? Spesso il nostro modo di agire è una formalità, uno schema ripetuto, una “buona educazione” vuota di noi stessi. Questo è solo un semplice esempio. Possiamo allargare la nostra visione e osservare la nostra giornata tipo, domandandoci: “Sono veramente me stessa, me stesso? Oppure sto facendo finta di essere in qualche modo, anche in modo poco consapevole?”.

Sono sicuro che se iniziamo a permetterci una maggiore sincerità, possiamo vedere via via in modo più ampio come tendiamo a mascherarci, soprattutto quando siamo con gli altri, a volte con le persone più intime e familiari, a volte di più con gli estranei. Perciò il mio invito è di fare un bel sospiro…. e ammettere che ci accade. Ma come ci succede quando ci mascheriamo?

Il personaggio imita

Quando ci mettiamo su una maschera, quando siamo “così educati e rispettosi”, “così impostati e robotici”, così bravi nel “far finta di…” (aggiungi tu la tua versione della maschera), iniziamo ad imitare, ad agire come se fossimo degli attori. Spesso queste forme di imitazione le abbiamo apprese nell’infanzia, e sono così ripetute e noi siamo così ciechi al notarle che ci appaiono praticamente normali. Le maschere diventano molto appiccicose dopo un po’ di tempo. La forma di imitazione più comune è quello di far finta di essere diversi da ciò che siamo perché vogliamo apparire come crediamo che gli altri ci desiderano. Quindi invece di essere noi stessi, imitiamo una versione alterata di noi stessi.

Ecco quindi che un secondo punto può essere scoperto: quando ci mettiamo la maschera perdiamo il contatto con noi stessi e diventiamo un personaggio, creato dalla mente. Il “chi sono adesso” si sposta dall’essere all’ego, dal nostro centro interno alla testa, dall’essenza al personaggio, e dall’originalità all’imitazione, dal presente al passato-futuro.

L’originalità creativa

Questo accade insieme ad una forte perdita di consapevolezza e di energia. Non possiamo infatti separarci così tanto dal nostro modo naturale di essere senza chiudere la nostra visione soggettiva, la nostra energia soggettiva, le nostre emozioni e desideri soggettivi. Ma possiamo anche fare il percorso inverso, recuperare la consapevolezza e l’energia.

Questo è quanto accade nel processo alchemico, trasformativo, della scoperta del nostro essere, del suo tornare a manifestarsi liberamente. Le persone tornano a contattare se stesse in modi che le sorprende, che aumenta la loro freschezza, curiosità, novità, perché il nostro essere è sempre nuovo e non è mai ripetitivo. È la più potente risorsa di cambiamento che possiamo incontrare, e certamente la più soggettiva, il ché la rende anche la risorsa più originale. Nessun essere umano è infatti una copia di altri. Ognuno di noi è se stesso, ognuno di noi ha un volto originale che è espressione della creatività della vita.

Perciò anche tu puoi tornare a mostrare la tua originalità, la tua spinta creativa, e rivoluzionare la tua vita. Essere creativi è essere pienamente vivi!

Pratica consigliata: mindfulness psicosomatica.

Gianluca Ostuni
Gianluca Ostuni
Psicologo, Insegnante MBSR qualificato presso il Center for Mindfulness UMass (fondato da Jon Kabat-Zinn), Insegnante di Mindfulness Psicosomatica.

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