Mindfulness Blog
Una lezione di mindfulness - Larry Schug - Mindfulness Sardegna
Una lezione di mindfulness – Larry Schug
24 Gennaio 2022
Ci sono due tipi di intelligenza - Rumi - Mindfulness Sardegna
Ci sono due tipi di intelligenza – Rumi
19 Febbraio 2022

La gola esprime – Quinto livello psicosomatico

La gola esprime - Quinto livello psicosomatico - Mindfulness Sardegna

La gola e gli organi umani della fonazione rappresentano forse uno dei sistemi di comunicazione più complessi sulla Terra.

Durante l’evoluzione, dai più semplici batteri agli esseri viventi più primitivi, i messaggi consistettero di molecole, non di vibrazioni sonore come avviene nella nostra specie. Nessuna però è riuscita a sviluppare un linguaggio così articolato come quello umano.

Il quinto livello mette in comunicazione il piano interno ed esterno dell’essere vivente, mettendoli in relazione. Esso comprende la parte alta del torace, la parte posteriore delle braccia, superiore delle mani e le dita dal pollice al medio, il collo, la gola, le orecchie, e l’intera zona mimica del volto, le vie aeree nasali e paranasali.

Questo livello attiene alla funzione di esprimere ciò che siamo sui piani corporeo, emotivo e affettivo, cognitivo, sociale. I loro blocchi, inibizioni, alterazioni si rifletteranno quindi sul modo in cui ci interfacciamo con il mondo, andando a cambiare la nostra comunicazione.

Dire la verità

Il punto centrale della nostra comunicazione è se siamo in grado di comunicare la verità del nostro essere oppure no.

La maggior parte delle persone non esprime la verità, è molto mascherata, ha la voce malleata, muove il corpo in modo da risultare adeguato e non sincero: in tutti questi casi ciò che perdiamo è la verità, cioè un elemento caratterizzante il nostro essere.

Possiamo vivere pienamente solo se siamo noi stessi, altrimenti chi potrà vivere la nostra vita? Se non comunichiamo chi siamo, come possiamo realizzare noi stessi? Le persone e l’ambiente ci risponderanno sulla base della falsità, perché noi stessi ci siamo nascosti alla vita.

Perdere la faccia perciò è un pericolo percepito da molte persone, così come il dire la propria, fare ciò che si vuole, desiderare pienamente, perché questo mette in crisi la struttura di falsità che hanno costruito negli anni. Conosco diversi pazienti che con il semplice iniziare a dirsi la verità hanno rivoluzionato la propria vita, ritrovando graduale soddisfazione e integrità.

Divenire autentici

Entrando in contatto con gli aspetti profondi della nostra vita, che sono spesso tematiche affettive familiari, delle relazioni con i nostri genitori, possiamo renderci conto che abbiamo costruito delle reazioni a ciò che percepivamo, sentivamo e interpretavamo del nostro ambiente familiare.

Queste reazioni sono modalità ripetitive e strutturate della nostra personalità con cui ci interfacciamo con gli altri anche da adulti, ripetendo gli schemi che abbiamo appreso da bambini. Nel tentativo quindi di comunicare meglio, cioè di essere più veri, ecco che diviene necessario passare dall’autenticità: riconoscere apertamente ciò che sentiamo, a partire dal piano corporeo ed emotivo.

Cosa sentiamo, se ci togliamo la maschera? Se ci togliamo il ruolo che ci siamo cuciti addosso?

Molte reazioni che sono state represse sono attive, per esempio esprimono rabbia, odio, fastidio, mentre altre sono passive, come la negazione, la paura, la tristezza.

Nella nostra esplorazione interna entriamo in contatto con entrambi i lati di questo gioco in cui ci nascondiamo, e possiamo tornare gradualmente ad esprimere ciò che non abbiamo detto, comunicato, ai nostri genitori prima degli altri.

Se torniamo a comunicare i bisogni, spesso frustrati nella nostra infanzia, andiamo incontro al dolore ma anche al superamento del timore di perdere affetto, riconoscimento, sostegno dai nostri familiari solo per il fatto di essere stati sinceri.

Torniamo quindi noi stessi a dare valore a ciò che sentiamo, senza più attendere “gli altri”, che da piccoli erano i genitori.

La vergogna e i giudizi

Come abbiamo visto per i blocchi psicosomatici l’inibizione gioca un ruolo centrale nella modulazione della nostra comunicazione, che sul piano della nostra interfaccia, la maschera, si esprime spesso come vergogna di sé, riprovazione, disgusto, oppure come ansia.

La vergogna ci segnala che giudichiamo la nostra espressione. I giudizi, le aspettative, gli ideali che abbiamo di noi stessi influiscono molto su ciò che riveliamo, condividiamo di noi stessi.

Spesso le valutazioni che creiamo su di noi sono negative: percepiamo gli altri come autorità, come possibili giudici, come osservatori critici, ma sono le nostre proiezioni su di loro a renderli tali, in realtà il vero aguzzino è la nostra mente giudicante.

Tornare ad affrontare la vergogna, riuscire a sciogliere i giudizi, uscire dalla timidezza sono quindi elementi chiave per lo sblocco del quinto livello psicosomatico, che si affrontano gradualmente attraverso le pratiche di consapevolezza e di psicosomatica.

Gianluca Ostuni
Gianluca Ostuni
Psicologo, Insegnante MBSR qualificato presso il Center for Mindfulness UMass (fondato da Jon Kabat-Zinn), Insegnante di Mindfulness Psicosomatica.

2 Comments

  1. Maurizio Spinas ha detto:

    Straordinario tema vorrei approfondire

    • Gianluca Ostuni ha detto:

      Buongiorno Maurizio, puoi partecipare ai nostri corsi di Mindfulness Psicosomatica, dove lavoriamo proprio su questi livelli psicosomatici. Oppure come vorresti appofondire? A presto

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

WhatsApp - Mindfulness Sardegna